I mercati pubblici sovraperformeranno quelli privati nei prossimi 5-10 anni, nonostante volatilità e inflazione in crescita: è questo il sentiment degli investitori wholesale internazionali che emerge da un sondaggio commissionato da RBC BlueBay Asset Management. La ricerca, che ha coinvolto 800 fund buyer, consulenti e asset manager europei (di cui 100 italiani) e statunitensi, ha anche rilevato che la stragrande maggioranza degli intervistati (86%) non prevede di aumentare in modo significativo la propria allocazione ai mercati privati rispetto ai livelli attuali e rimane positiva nei confronti dei mercati pubblici, nonostante i recenti venti contrari dell'economia globale.

L'indagine ha inoltre confermato l’elevata attenzione degli investitori wholesale internazionali verso la gestione attiva e le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG). Il campione italiano è risultato in gran parte in linea con le opinioni degli investitori wholesale degli altri Paesi, con alcune importanti differenze come una maggiore sensibilità all'inflazione, un più alto grado di ottimismo riguardo ai rendimenti futuri, una maggiore attenzione alle small e mid-cap (SMID) e un livello più alto di fiducia sull’azionario cinese.

Altri risultati:

Mercati pubblici vs. mercati privati

A livello internazionale gli intervistati allocano attualmente il 22% (vs 20% degli italiani) dei propri portafogli ai mercati privati e non prevedono di aumentare significativamente questa allocazione nei prossimi tre-cinque anni. Mentre poco più della metà degli intervistati italiani (54%) prevede, in linea con gli altri Paesi, che i mercati pubblici performeranno meglio rispetto a quelli privati nei prossimi 5-10 anni.

Due sono i fattori che condizionano l‘attenzione ai mercati pubblici: volatilità e inflazione. Il 46% degli investitori internazionali (vs 40% degli italiani) sostiene che l’attuale volatilità dei mercati non abbia cambiato l'opportunità di investire nei mercati pubblici. Per quanto riguarda l’inflazione, invece, il 28% degli intervistati a livello globale ha risposto che effettivamente essa ha impattato in modo negativo sull’orientamento a investire nei mercati pubblici. Questa percentuale sale, in Italia, al 41%.

L'interesse per i mercati pubblici è rafforzato dalle priorità di asset allocation degli intervistati per i prossimi tre anni. Infatti, le azioni e il reddito fisso rimangono le scelte principali di allocazione rispettivamente per il 31% e il 26% degli intervistati a livello internazionale, prima di altre asset class. L'approccio preferito dalla maggioranza degli intervistati (76% dato globale vs 78% per gli italiani) è quello attivo rispetto a quello passivo.

Investitori a caccia di rendimenti

Aleggia fra gli investitori un certo grado di pessimismo verso i rendimenti degli investimenti finanziari: la maggior parte degli intervistati a livello internazionale (65%), infatti, concorda sul fatto che gli investitori avranno difficoltà a trovare rendimenti a causa dell'inflazione, per almeno i prossimi tre anni. Più ottimisti gli investitori italiani: solo il 44%, infatti, è preoccupato per i rendimenti in quell’arco temporale. Una buona parte degli investitori (39% internazionali vs 32% degli italiani) prevede che i rendimenti del portafoglio si aggireranno intorno al 5-6% per i prossimi 3-5 anni.

Dalla ricerca emerge, inoltre che è in aumento l'interesse per i titoli value, con il 28% degli investitori wholesale a livello internazionale che attualmente si dedica a questo stile e il 33% che prevede di farlo nei prossimi 1-3 anni. A livello globale l’attenzione sarà catalizzata dai titoli large cap (42%), seguiti da SMID (33%) e small cap (25%). Sensibilmente diverse le risposte degli investitori wholesale italiani, il 47% dei quali ha affermato che prevede di investire in SMID, il 37% in large cap e il 16% in small cap nei prossimi 1-3 anni.

Gli investitori wholesale a livello internazionale prevedono che il Nord America (25%) e la Cina (27%) registreranno il più grande rally azionario nei prossimi cinque anni, anche se ci sono segnali di uno spostamento verso l'Europa. Molto più elevata, pari al 39%, la percentuale di investitori italiani che punta sulla Cina. 

La stragrande maggioranza (86%) degli investitori wholesale ritiene che i mercati emergenti siano pronti a crescere, percentuale che arriva al 94% in Italia. Più della metà (58%) degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato di voler capitalizzare questo trend.

Sul fronte obbligazionario, l’absolute return si conferma lo stile di investimento a reddito fisso preferito da oltre un terzo (37%) degli intervistati.

L’approccio ESG

Infine, sul fronte ESG, la maggioranza degli investitori (57%) considera tuttora l'ESG un fattore importante. L’invasione russa dell’Ucraina ha avuto una grande influenza nel determinare una crescita dell’interesse. Le preoccupazioni relative alle catene di approvvigionamento sono il principale fattore di crescente interesse per i fattori ESG tra gli investitori wholesale a livello internazionale (68%), seguite dalla riduzione della dipendenza dal petrolio e dal gas russo (45%).

Commentando i risultati della ricerca, Tommaso De Giuseppe, partner, head of Sales - Italy di RBC BlueBay Asset Management, ha dichiarato: "In un contesto di maggiore volatilità, la nostra ricerca suggerisce che la maggior parte degli investitori wholesale continua a preferire la gestione attiva, cercando una maggiore flessibilità nei portafogli per affrontare questi tempi incerti. La ricerca suggerisce inoltre che il tanto atteso boom delle allocazioni sui mercati privati potrebbe verificarsi più lentamente del previsto, in quanto gli investitori cercano prima di tutto di risolvere gli squilibri di portafoglio causati dai re-pricing del mercato attraverso le allocazioni sui mercati pubblici".